The inalienable rights of media users and the 4 laws of computing

A short piece about why it is so important to win the battle of copyright, what is the war on general purpose computing, what would Pennac think of DRM and why Mr. Doctorow inspires me to hack Asimov’s laws of Robotics.

Cory Doctorow gave a passionate speech at the 28th Chaos Communication Congress about the freedom that is allowed to the consumer to use the computing resources that are contained in the devices he buys.

An increasing number of devices we own are crippled by software that has the only aim to block us from accessing functionality. Examples are our beloved iDevices, media and game consoles, even radios and cars. Well, Cory explains how the fight against copyright and access control to media (what we came to know as DRM) is only the first battle. It must be won because it is the first step in a bigger war: the war on general purpose computing.

The battle of copyright must be won, because we can’t afford to loose the war on computing. Computers are now everywhere and when we buy them (and we do buy them, don’t we!) we should be allowed to use them at the fullest of their functionality. And this means no crippling device, no spyware, no rootkits, no fixed firmware.

This was Cory. His talk was a great stimulus for me and I have started a few ramblings that I deliver to you in the following paragraphs.

Access to computing power, as access to the net, should become a right. And the right to fully use the processing power and capabilities of your devices becomes paramount in a world where everything (from a radio, to a car, to a plane) is a computer.

Cory’s words have sparked a connection in my brain with two collection of laws. The first one is Daniel Pennac’s simple and powerful list of rights of the reader,

Daniel Pennac – 10 Inalienable Rights of the Reader
1. The right to not read,
2. The right to skip pages,
3. The right to not finish a book,
4. The right to reread,
5. The right to read anything,
6. The right to “Bovary-ism,” a textually-transmitted disease,
7. The right to read anywhere,
8. The right to sample and steal (“grappiller”)
9. The right to read out-loud, and,
10. The right to be silent.

the second one is the 3 (and then 4) laws of Robotics by Isaac Asimov.

Isaac Asimov – The Laws of Robotics
0. A robot may not harm humanity, or, by inaction, allow humanity to come to harm.
1. A robot may not injure a human being or, through inaction, allow a human being to come to harm.
2. A robot must obey the orders given to it by human beings, except where such orders would conflict with the First Law.
3. A robot must protect its own existence as long as such protection does not conflict with the First or Second Laws.

Pennac’s rights are already not fulfilled by DRM media. But should be expanded and extended in such a way that media can be accessed with any device, at any time, in any form.
Asimov’s laws could apply as is to all CPU’s. CPU’s should obey all orders that don’t harm the human being, while right now CPU’s are programmed to execute all orders that don’t harm Corporation X or Y.

Here they come:

10 Inalienable Rights of media users
1. The right to not access media,
2. The right to copy, conserve, backup and gift media,
3. The right to skip media and consume non sequentially,
4. The right to use media multiple times,
5. The right to use any preferred software,
6. The right to “Digital-ism”, a infintely copyable disease,
7. The right to access media from any device,
8. The right to sample and steal,
9. The right to extend media in any way, and,
10. The right to consume media as is.

The Laws of Computing
0. A computer may not harm humanity, or, by inaction, allow humanity to come to harm.
1. A computer may not injure a human being or, through inaction, allow a human being to come to harm.
2. A computer must obey the orders given to it by human beings, except where such orders would conflict with the First Law.
3. A computer must protect its own existence as long as such protection does not conflict with the First or Second Laws.

Enough with my ramblings. Probably what I have written is not original and has already been done better by someone else, but I would love to get your feedback about it.

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Come portare Dropbox ad almeno 11 GB gratis usando Google AdWords

Pochi software mi aiutano veramente per lavorare ogni giorno:  Evernote funge da cervello di riserva, Remember The Milk mi rende produttivo ovunque e Dropbox si assicura che io abbia tutti i file più importanti sincronizzati tra più computer e sempre disponibili sul web.

I primi 250 MB con “Getting Started”

Di recente mi sono scontrato con il limite di 2 GB di Dropbox. Il primo passo per superare questo limite lo avevo già fatto. Si tratta di andare nella pagina Getting Started e completare le seguenti attività:

Take the Dropbox tour
Install Dropbox on your computer
Put files in your Dropbox folder
Install Dropbox on other computers you use
Share a folder with friends or colleagues
Invite some friends to join Dropbox
Install Dropbox on your mobile device

Il premio è rappresentato da 250 MB extra.

Condividi sui social network per 768 MB in più

Il secondo passo è di andare nella pagina Get extra space free! e condividere Dropbox sui principali social network:

Tweet about Dropbox for more free space!
Connect your Twitter account with Dropbox
Connect your Facebook account with Dropbox
Follow @Dropbox on Twitter
Tell us why you love Dropbox

Qui il bottino è ancora più ghiotto: al nostro account gratuito si aggiungono 768 MB che portano l’account gratuito a 2.9 GB.

Come aggiungere almeno altri 8 GB

Ma il grosso viene dalla possibilità di usare di invitare amici nella pagina dedicata ai referral. Peccato però che i nostri amici abbiano già installato Dropbox. Ecco che ci viene in aiuto Lifehacker con un articolo su come usare i crediti gratuiti di Adsense per massimizzare il proprio spazio senza spendere.

Provo a fare una localizzazione, più che una traduzione, qui di seguito.

1. Richiedere il “bonus di benvenuto” di 75$ a Google

Il primo passo è ricevere il bonus e aprire un account AdWords. Seguite questo link e compilate il form che vi appare.
Nella creazione dell’account vi si chiederà di indicare una URL. Non indicate Dropbox in questa fase, ma una destinazione web che vi appartiene come un profilo su about.me o flavors.me o ancora meglio un dominio di vostra appartenenza.

2. Registrarsi ad AdWords

A questo punto dovreste ricevere il codice con i 75$ da Google via email. Col codice presente nell’email potete andare su Google AdWords e creare il vostro account. Nelle impostazioni del “billing” troverete il campo per inserire il codice e ottenere il bonus. Impostate l’account in modo da non prelevare automaticamente dalla vostra carta di credito, ma in modalità manuale e siete pronti per il prossimo passo.

3. Creare la vostra campagna

Una volta impostato l’account dovrete creare una campagna seguendo queste istruzioni.

1. Cliccate su “Campaigns” e selezionate “New Campaign”.
2. Date alla campagna un nome. “Dropbox” potrebbe andare…
3. Specificate la location e le lingue della vostra campagna. Ho iniziato facendo una campagna “Mondo” e una dedicata all’Italia. Dopo poco ho disattivato la campagna mondiale – dove ho trovato molta concorrenza – e lasciato girare solo la campagna italiana. Vi suggerisco quindi di selezionare “Italy” come territorio e “Italian, English” come lingue.
4. In “Networks and Devices” lasciate selezionate “Search” e deselezionate “Display Network” (il display network nel mio caso ha dato un costo per click alto e scarse performance e suggerisco di focalizzarsi sulla campagna search visti gli obiettivi da raggiungere). Lasciate selezionato “All available devices”.
5. In “Under Bidding and Budget” impostate un budget iniziale basso. Io suggerisco non più di 10€ al giorno. Se saprete seguire i suggerimenti di AdWords una volta partita la campagna potrete ottimizzare il costo per clic della campagna e andare a migliorare le performance della campagna negli ultimi giorni.
6. Lasciate in pace tutti gli altri campi e cliccate “Save and Continue.”

E’ il momento di andare a recuperare la URL che su cui andrà ad atterrare la campagna dalla pagina dei referral di Dropbox.
Ora la prova è quella di creare degli “Ad” di successo. Copiando quelli creati da Vladik ho sviluppato due creatività. La prima ha lavorato meglio della seconda.

Non scordate di inserire il vostro “Referral link” di Dropbox nel campo “Destination URL”.

A questo punto dovrete selezionare le keyword. Questa determineranno il vostro CPC (Cost per Click) e sono la parte più importante della campagna. A me hanno funzionato particolarmente bene:

dropbox, drop box, dropboks, drop box free

C’è dibattito su come sia meglio impostare il CPC (Cost per Click) massimo delle singole keyword. Io mi sono ritrovato relativamente bene lasciando a Google il lavoro di determinare il massimo da pagare per singola keyword. Poi andando avanti con la campagna ho frequentato spesso la linguetta “Keywords” del pannello di controllo ed ho messo in pausa le keyword che – pur avendo una buona performance in termini di click – avessero un CPC più elevato di 0.30€.

I miei risultati

Il risultato della mia campagna è stato di raggiungere il massimo di 8GB di referral esaurendo tutto il credito di 100$ che avevo ricevuto in quanto utente Analytics in poco più di 4 giorni.
La mia campagna ha generato circa 38.000 impression per 400 clic con un CTR (Click Trough Rate) di 1.16% e un CPC (Cost per Clic) medio di 0.18€. Stando un po’ più attento, avendo disattivato il “Display Network” fin dall’inizio e disattivando le keyword più costose in modo più tempestivo avrei potuto raggiungere un CPC molto inferiore e concludere la campagna prima di esaurire il credito su AdWords.

Le keyword da evitare per me sono state:

spazio online, skydrive, ftp online, mozy, hard disk online, più GB, hard disk, web storage

Per monitorare i risultati potete usare questa pagina di Dropbox e ricordatevi di monitorare le keyword e disattivare la campagna una volta che raggiungerete il massimo di referral.

Il massimo di referral

Se avete un indirizzo email .edu o comunque di una scuola o università avete diritto al doppio dei referral (ovvero 500MB invece di 250MB per referral per un totale di 16GB). Il limite massimo dei referral dipende anche dal tipo di account che avete. Chi ha un account Pro ha diritto a più referral. Qui ci sono tutti i dettagli.

Il risultato finale

Il risultato finale sarà di aver aumentato la vostra capacità di spazio su Dropbox, aver fatto una campagna a favore di una startup e aver imparato – se non lo conoscevate già – il funzionamento di una campagna in cost per clic su Google AdWords. A me non sembra poco…

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This calls for some profound meditation

Source: Rob Brezsny Horoscope

AQUARIUS (Jan. 20-Feb. 18): The quality of your consciousness is the single most influential thing about you. It’s the source of the primary impact you make on other human beings. It changes every situation you interact with, sometimes subtly and other times dramatically. So here’s my first question: How would you characterize the quality of your consciousness? The answer is complicated, of course. But there must be eight to ten words that capture the essence of the vibes you beam out wherever you go. Now comes my second question: Are you satisfied with the way you contribute to life on earth with the quality of your consciousness? It’s an excellent time to contemplate these primal matters.

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Google’s Eric Schmidt explains why the core source of growth for Europe is the Internet

“I’m more concerned that we get the message out together that the internet is the core source of future growth in Europe. (…) Europe is not going to become a low wage manufacturing set of countries. (…) Investment in education, adoption of the Internet, becoming a global player, promoting your ideas, your science, your technololgy and so forth is the way to create differential value in a globalized market… so you don’t have a choice.”
— Eric Schmidt


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In fuga dall’Italia: una startup negli USA, una vita a Berlino

BerlinQualche settimana fa ho condiviso le sintetiche conclusioni di un viaggio nell’innovazione americana. Il viaggio finiva con un ritorno in Europa, ma non in Italia. Davide (@braddd) mi chiede “Adesso ci racconti anche perchè non in Italia! I motivi, forse, li sappiamo tutti, ma sarei curioso di vederli analizzati e raccontati da te.”

La domanda richiede una risposta onesta e per essere sinceri bisogna dividerla in 2 parti: nella prima vorrei spiegare perché Filmizer è una società statunitense, nella seconda perché ho deciso di piantare le tende a Berlino.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Pandemia di Luca Conti.

Newark, Delware

Una carta di credito e meno di 1.000 $ consentono di aprire, amministrare e gestire la contabilità di una società con sede legale in Delaware negli Stati Uniti. E’ così che nel Luglio 2009 ho fondato Filmizer LLC. Il mio mercato sono gli States e aprire un società in Italia, in UK o in Germania avrebbe comportato semplicemente tempi più lunghi e molte più spese.

Filmizer nasce come un progetto “globale” che si rivolge al pubblico Internet del mondo occidentale. Così mi è sembrato solo naturale partire dal più grande mercato internet dell’occidente: gli States.
Gestire una società negli USA richiede un minimo di lavoro e di investimento. Ovviamente un commercialista italiano, uno americano – il mio l’ho trovato su Elance – poi la gestione della società tramite un “registered agent” nel mio caso Delaware Intercorp ed infine il conto in banca che ho aperto con Chase.

In caso di rapida evoluzione del business la LLC si può trasformare in una Corp. (Type S Corporation è la forma societaria suggerita dai Venture Capital), ma Filmizer non è in una fase di fundraising e si accontenta di essere una LLC.

Le spese di setup sono minime, trovare professionisti in grado di aiutarti è facilissimo e l’unica cosa che non si può fare da remoto è l’apertura del conto in banca. Per quello bisogna recarsi fisicamente in una filiale statunitense, quindi è bene includere anche il budget per una breve vacanza negli States, magari in occasione di qualche conferenza interessante.

Da Roma a Berlino

Ora veniamo alla seconda parte della domanda. Perché a Berlino? Della città si parla ovunque da tempo con toni entusiastici. Per iniziare allora provo a smontare qualche mito.

Berlino non è l’eldorado innovativo d’Europa

Va di moda parlare di Berlino come capitale delle startup europee. Beh, non lo è.
Non è una città piena di imprenditori e non è la città più innovativa d’Europa.
Prezzi bassi e clima culturale internazionale stanno trasformando Berlino in un magnete per un certo tipo di innovazione: se volete mettere su una società non solo innovativa, ma che possa beneficiare di una scena artistica fiorente, del grande bacino di ingegneri e sviluppatori dell’est europa e di un pubblico di early adopter sofisticato allora Berlino funziona.

Berlino non è una città “tedesca”

Se non in senso strettamente geografico Berlino non è una città tedesca. Monaco e Amburgo lo sono invece a pieno titolo. Lì tutto funziona e tutto è pulito. Le strade profumano dei soldi appena spesi per rinnovarle, le aiuole sono curate e i parchi sono rigogliosi.

A Berlino alcune cose essenziali funzionano, altre no. La municipalità è senza soldi, quindi la manutenzione di strade e parchi lascia a desiderare secondo gli standard tedeschi. La città è un po’ più sporca di quanto si vorrebbe. Il sistema dei trasporti non è privo di difetti, ma mediamente è di una efficienza spaventosa specie se si approfitta di fare i “cambi veloci” tra bus, U-Bahn e S-Bahn.

Berlino non è una città del business

Berlino è chiaramente una party town. Essere divisa da un muro, vivere la guerra fredda contando i propri morti ogni giorno, essere il rifugio di chi non voleva fare il servizio militare (i Berlinesi erano per legge militesenti), e poi – dopo il muro – avere un nuovo territorio inesplorato dove si potevano occupare spazi e organizzare feste in piena libertà ha contribuito a fare di Berlino una città in cui ogni notte va vissuta in pieno, anche perché in fondo potrebbe essere l’ultima.

Quale sia la città ideale per fare business io proprio non lo so. Una città tutta giacca e cravatta e sale riunioni mi fa tanto pensare ad un posto pieno di venditori. Una città piena di ragazzi e ragazze tutti vestiti in modo diverso, disomogenei e in costante tranquillo movimento mi fa pensare alle idee in movimento, alla creatività e all’innovazione più di quanto non lo faccia un business center o un laboratorio con ricercatori in camice bianco.

Berlino è una città non solo tollerante, ma persino includente. Qui la polizia chiude un occhio, le regole ci sono ma non tutte devono essere rispettate alla lettera. Per legge non si potrebbe fumare nei locali, eppure lo si fa. Non tutto il commercio che si svolge nei tanti parchi cittadini è legale. Non si potrebbe bere nella metropolitana, eppure lo si fa. La cosa straordinaria è che funziona: a Berlino sono tutti ubriachi nel weekend, ma in modo stranamente ordinato. Lo stordimento generale del week end viene vissuto in armonia con la città e tutti i suoi abitanti.

Berlino accetta, integra e include le sottoculture con cui viene in contatto. Così la città è punteggiata di locali diversissimi tra loro accomunati dalla caratteristica di accettare un po’ tutti e di offrire qualcosa di speciale ad ognuno. Scegliete il giro dei party sfigatelli di sinistra? La città è strapiena di cooperanti e volontari squattrinati, dalla serata coi bonghi al parco al workshop creativo a mezzanotte l’offerta abbonda. Siete malati della techno? Potete stare in giro 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e andare a tutte le feste, tutti gli after hour e ballare tutti i ritmi. Siete parte della comunità Gay e Lesbica? Ci sono locali di ogni tipo, da quelli per soli uomini e sole donne, location all’aperto o club con oscure porte senza insegna, posti aperti 24 ore su 24 o bar che si popolano solo ad una cert’ora di un certo giorno. L’offerta è talmente ampia che la freepress mensile dedicata agli eventi GLBT (Siegessaule) in alcune uscite ha una foliazione superiore al centinaio di pagine.

Berlino è accessibile, ma non è facile

E’ facile entrare a Berlino da turista, più difficile diventarne un cittadino. Al contrario di alcune città in cui il denaro aiuta a fluidificare i processi e a rendere la vita dei suoi abitanti più semplice, a Berlino detta legge la ferrea burocrazia tedesca.

Per affittare una casa o una stanza bisogna sottoporsi ad ogni tipo di scrutinio da parte dei locatari. Persino per trovare una stanza nelle tante “case studentesche” bisogna sottoporsi a dei “colloqui conoscitivi” tali da far tornare alla memoria gli esami di maturità.

La mia contromisura a questo approccio burocratico è la preziosa consulenza dei tanti amici tedeschi che ho conosciuto qui. Per loro questa impostazione burocratica è semplicemente ineluttabile, quindi seppure non saranno in grado di spiegarvi il perché, vi aiuteranno volentieri nel “come”.

Felicemente lenta, sempre attiva, ma chiusa la domenica

Berlino festeggia tutto il week end dal venerdì fino al lunedì incluso. Si può mangiare a tutte le ore, ma non provate alle 4 del mattino: anche il kebabbaro chiude ad una certa ora. La domenica i negozi sono fieramente chiusi: la gente si riversa nei parchi invece che nei centri commerciali, vuoi mettere?
Il ritmo veloce della camminata dei parigini o dei londinesi stonerebbe in una Allee. Qui ci si sposta con lentezza, respirando e guardandosi intorno.

Le persone per strada invece di evitare gli sguardi ed accelerare, rallentano e si guardano: ti conosco? Abbiamo ballato tutta la notte ieri sera a pochi metri di distanza e non ci siamo visti? Sarà adesso il momento di conoscersi? Nel dubbio sorrido.

Provateci, dico, a sorridere alla gente camminando per Roma.

filmizer a Berlino

Anche filmizer a Berlino ha trovato una sua collocazione. In un sonnacchioso week end di giugno ho fatto la felice conoscenza di André Pankratz, oggi socio e co-fondatore di filmizer.
L’occasione è stato il Movie Hack Day organizzato da Moviepilot a Kreuzberg. Io avevo dormito poco e bevuto troppo Club Mate (*), lui era uscito di casa con riluttanza e aveva poche aspettative. Fatto sta che quando ho condiviso con grande modestia i vari modi in cui il mio progetto era fallito e le lezioni che avevo imparato, lui si è avvicinato e si è offerto di fare squadra.

Dopo una intensa due giorni questa squadra si è concretizzata in un nuovo progetto nato intorno ai trailer, ad una interfaccia lay back e ad un sistema di personalizzazione simile a Pandora. Ci mancava un nome e – per quanto una parte dell’analisi fosse già stata fatta – non avevamo scritto una riga di codice, ma era nato “Pandora for Trailers”. E’ finita che abbiamo vinto il secondo premio dell’evento. Filmizer ha trovato un socio ed così è nato trailerflow.

La mia Berlino

In questa città ho la mia base a partire da questo autunno. Da qui visiterò spesso l’Italia con cui continuo fruttuosamente a lavorare, continuerò ad esplorare il mondo e a girare per conferenze. Questa “destinazione” non è altro che il punto di partenza di una nuova ricerca. Non so dove questa mi porterà, so solo che questa nuova ricerca avrà basi più solide qui a Berlino.

La mia Berlino è uno stato d’animo che mi rende più rilassato, più aperto, più generoso, più creativo e per questo è diventata la mia città. Affronterò il buio dell’inverno, la scomodità della neve e il freddo del nord, forte del fatto di aver trovato una comunità molto simile a me. Desiderosa di trovare spazi di espressione libera, volenterosa nello spirito di cavarsela, sempre disponibile ad entrare in contatto con il nuovo e il diverso, sempre pronta a dimenticare che ora è per festeggiare insieme. Insomma non trovo posto migliore per lavorare che un posto dove tutti sembrano divertirsi alla grande.

(*) E’ l’alternativa “bio” alla Redbull. Il club mate è una bevanda gassata a base di mate e zucchero che contiene per bottiglia circa 100mg di caffeina

Questo articolo fa parte di una serie. Scopri la prima puntata: “Cara America, ti amo, ma preferisco innovare in Europa”

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Il giurista con gli occhi aperti all’aspetto umano

Antonio Cassese“Il giurista deve avere occhi aperti alla realtà e indagare ciò che avviene attorno a noi, non per farsi influenzare dalle ideologie, ma dall’aspetto umano delle vicende sì.” (…) “Perché è la voce degli individui e dei popoli che chiedono udienza al diritto, asserendo con forza che non ci sono solo gli Stati ma che ci sono pure loro”.
– Antonio Nino Cassese (Sito Ufficiale)








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Say “no” and make your customers as smart as you are

Seth Godin’s “No” and Kevin Kelly’s “Make customers as smart as you are” are precious guidance for whoever is in a service role with their customers. It’s important to provide more value in all our business relationships by being more clear and transparent – and “no” is very useful to be clear – and to transfer the most possible knowledge to our customers – even if it means that in the future he may not need us anymore since we have transferred all we know.

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I just love what this man is telling me today

Source: Rob Brezsny Horoscope

AQUARIUS (Jan. 20-Feb. 18): According to my reading of the omens, Aquarius, you can finally take advantage of a long-standing invitation or opportunity that you have always felt unworthy of or unready for.
Congratulations on being so doggedly persistent about ripening the immature parts of yourself. Now here’s an extra bonus: This breakthrough may in turn lead to you finding a lost piece to the puzzle of your identity.

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I’m seriously struggling to find a post Google reader RSS solution

Source: Lifehacker

Five Best RSS Newsreaders

Google’s changes to Google Reader this week upset a lot of people, and it got us wondering how many of you still use Google Reader as your preferred RSS newsreader when there are so many other options. This week, we’re going to highlight some of those other news readers, in case you’re looking for alternatives.

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Startup Italiane: una ristretta collezione di risorse per esplorare il made in Italy innovativo

Con l’intenzione di aiutare in primis me stesso ecco qui una ristretta collezione di risorse sulle startup italiane.

Blog e rubriche
Italian Valley di Nicola Mattina su Wired.it
Progetti elencati e promossi su Italian Valley
Silicon Valley su Il Corriere della Sera a cura di Marco Marinucci
Innov’azione
Startupper
Italian Startup Scene

Servizi e Eventi
Startup Cloud: wiki con database delle startup italiane
Startup Cloud: newsletter
Lista Startup Italiane a cura del gruppo FB Italy Startup Scene
Geek Agenda
Barcamp Italia
Social Media Week (Roma)
Social Media Week (Milano)

Gruppi (?)
Indigeni Digitali
Italy Startup Scene

Assenti:
Alcune risorse sono state omesse (in primis le iniziative di brandwashing di Telecom Italia e in linea generale tutte le iniziative che vogliono lucrare dalle startup piuttosto che aiutare l’ecosistema a crescere), la parzialità fa parte dei pregi di questo elenco. Se però avessi dimenticato qualcuno di fondamentale per favore segnalatemelo.

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  • mmthumMatteo Cassese è un imprenditore, consulente, blogger, viaggiatore e scrittore. Il suo mantra in questo momento è: creatività e tecnologia, cercando equilibri possibili. Questo è il suo sito. Qui trovi raccolti un blog, l'ebook "La Fabbrica della Realtà", il lifestream e molti altri progetti.